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Berlusconi e la qualità di pensiero

Ne parlano tutti, consentite anche a me di farlo. Nel farlo parleró anche d’altro.

Questa sera stavo, come spesso mi accade, guardando Ballaró. Ritengo che il conduttore sia sfacciatamente anti berlusconiano, ma “a pelle” mi è simpatico. Questo non toglie che a causa e/o grazie alle idee e ai valori in cui esso crede, ritengo che la conduzione sia tesa sempre a rappresentare Berlusconi in un’ottica tendenzialmente negativa.
Vorrei confutare una famosa frase: “Cogito ergo sum”. ….. Magari fosse sufficente. Il solo fatto di pensare non é di per sè indice di valutazioni corrette. Qui stà il punto. Credo che si pensi troppo, con troppa poca qualità in ció che si pensa.
Quando guardo trasmissioni impostate come Ballaró, cosí spaccate e divise fra buoni e cattivi, con cosí chiari pensieri di ció che é giusto e di ció che é sbagliato, mi inorridisco.
Faccio un esempio. Si é detto a Ballaró che i mercati finanziari risentono negativamente dei comportamenti negativi del nostro Premier. Mettiamo sia cosí. La domanda a cui, nella stessa trasmissione si é già risposto, era la seguente: Chi paga tutto questo ? I comuni cittadini. Noi insomma.
Bene. O forse no. No direi che non và bene.
Io sono di base un garantista, questo non toglie che il mio concetto di politica e di schieramento di me stesso sia frutto della maggiore condivisione di valori ed interessi che un determinato schieramento sà, per me, meglio rappresentare.
Quindi ?
Quindi mi pongo delle domande e delle risposte.
Se Berlusconi é colpevole, quanto grave è questa colpevolezza per i miei valori e i miei interessi ?
R. Per i miei valori, posso dire che probabilmente siamo diversi. Posso anche dire che il fatto non rappresenta qualcosa su cui posso agire. Non ho sufficenti credenziali per pensare di redimere Berlusconi(bella questa, mi é uscita bene). Non ritengo nemmeno opportuno giudicare se i valori dell’uno e dell’altro siano migliori o peggiori.
In particolare, sulle frequentazioni e sulla gestione dei rapporti con l’altro sesso, che coinvolgono un buon numero di belle, anzi bellissime donne, io sinceramente non me la sento di criticarlo, anzi credo che abbia fatto bene. Se poi questa riflessione colpisce negativamente quanti pensano che un uomo non si possa arrogare il sacrosanto diritto di pensarla in questo modo, mi spiace(anzi no, per niente). Il solo fatto che che un uomo “veda” nella donna la predominanza sessuale in alcuni momenti, potrebbe anche essere cosa naturale e non per questo si puó sottindendere che ció comporti automaticamente una mancanza di rispetto per le stesse. Se poi ció ancora non piacesse, basta semplicemente evitare la frequentazione di persone come me. Nel caso specifico di Berlusconi, donne senza nessun tipo di costrizione hanno a quanto pare deciso, ripeto in piena libertà, di gestire il proprio rapporto con lo stesso, basandosi principalmente sul sesso. Non é che sté belle donne sono state lobotomizzate in precedenza. Non é neanche che per aver scelto una tipologia di rapporto con Berlusconi, abbiano un quoziente intellettivo inferiore alla media. Hanno semplicemente vissuto, per motivi che non giudico, un attimo della loro vita in cui hanno prioritizzato il sesso alla morale comune(c’è poi da vedere anche se questo sia vero). Ma quello che mi chiedo io é quale sia il ruolo morale ed economico di queste rappresentanti del gentilsesso rispetto al Berlusconi, visto che si parla solo di Lui…… Nessuno lo avesse notato, sono donne….
Per i reati patrimoniali. Se anche fosse colpevole, sappiamo che tutto questo can can mediale pesa su di noi, su di me, che ha la maggioranza in parlamento, che gode comunque dell’immunità parlamentare de facto, che ergo é attualmente intoccabile, per ora perlomeno. Stà li. Peró stanno lí anche i giudici. Hanno fatto indagini a non finire. Allora proviamo a pensare che se non uscissero le intercettazioni i giudici continuerebbero a fare il loro lavoro. Non é che sono i media che devono fare i processi(o forse sí ?). Senza questo killeraggio mediale, noi cittadini avremmo modo di concentrarci su quanto stà realmente facendo il governo, o su quanto non stà facendo. Alle prossime elezioni noi cittadini potremmo cambiare la maggioranza, nel peggiore dei casi Berlusconi diverrebbe un semplice cittadino o un semplice deputato che non potrebbe piú “nascondersi” dietro le priorità governative e rendiconterebbe di ció per cui é accusato di fronte alla giustizia e a quel punto anche di fronte ai cittadini.
Tutto questo avrebbe peró un vantaggio sicuro per noi, le reazioni dei mercati sarebbero molto meno incisive e questo ci comporterebbe una diminuzione importante di sacrifici economici. Pur mantendendo il rispetto delle regole.
Allora mi chiedo a chi fà comodo tutto questo se a quanto pare Berlusconi và escluso, noi pure ?

O magari sono io ad essere carente di qualità di pensiero…..

A presto.

 
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Pubblicato da su settembre 21, 2011 in La Res Publica, Politica

 

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La mia piccola idea di sinistra

Premetto doverosamente che quello che stó per scrivere è un frammento della più complessa, mia idea di sinistra.

Sono anni che sostengo, che in Italia, destra, centro e sinistra siano troppo armonizzate tra loro, sono anni che sostengo la mancanza seria di una alternativa veramente riformista. Sono anni che quando avanzo la mia proposta di riformismo, mi sento dire, quando và bene che sono un visionario e quando và male che sono malato di mente. Bè in questi ultimi tempi ho deciso che mi stà bene essere malato.
Vediamo perchè.
Nella mia piccola ed ingenua idea politica, la sinistra e la destra sono perlomeno contrapposte fra loro. Negli ultimi tempi ho assistito al crescere della convinzione che ció non debba per forza essere vero. Che non necessariamente le due visioni della vita debbano contrapporsi.
Io non ne sono convinto, perlomeno su temi talmente importanti come ad esempio il lavoro.
Qui ribadisco che quanto ci viene sciorinato costantemente dall’uno e dall’altro, sia in sè stesso viziato da un peccato originale. Riassumo: Qualunque schieramento politico sostiene l’importanza fondamentale del lavoro, le differenze stanno nel modus in cui raggiungere lo scopo. C’è chi sostiene che il mercato debba essere lasciato libero, chi lo vorrebbe di nuovo regolamentato dallo stato, chi sostiene che il lavoro sia il fulcro per rendere l’uomo libero.
Ecco il peccato originale in tutto il suo splendore. Tutti sostengono la necessita del lavoro..…
Quindi 150 anni di storia moderna italiana, appena festeggiata hanno compito di rendere omaggio al concetto che 2000 anni dopo Cristo non si sia ancora riusciti a gridare con forza che questa è una grande grandissima bugia. Il lavoro, quello non scelto, quello obbligato per necessita, quello “fondamentale” rende schiavi gli uomini.
Sono stanco di sentire l’assoluto silenzio delle idee, il ripercorrere senza tregua concetti vecchi di millenni, sono stanco di sentire che a sinistra, invece di contrapporre alla destra l’idea del lavoro per una crescita personale, per un maggior guadagno(oltre quanto dovrebbe essere riconosciuto come base a chiunque), per una condivisione e per una realizzazione di un sogno, di un’idea, si continui imperterriti a non cercare quelle soluzioni, anche di lungo periodo, atte a liberare finalmente l’uomo dalla necessita del lavoro.
Invece a sinistra, si continua a fare il gioco della destra, soprattutto in momenti come questo in cui si illudono le persone di fare il loro interesse, manifestando e protestando per la mancanza di posti di lavoro… Chissà quante grasse risate si faranno dall’altra parte, ben sapendo che i posti di lavoro non ci sono e non ci saranno per molti anni a venire dopo il 2008/2009.
Ma sì, protestiamo contro le politiche cieche del governo attuale, miopi al punto di creare ulteriore disoccupazione. Ormai la realtà è un’altra, in una economia così globalizzata, dove la richiesta di beni e servizi “tira” solo in alcuni paesi emergenti e negli altri langue, chi di Voi crede ancora seriamente che il governo, di qualunque mano sia, possa veramente avere le possibilità di riportarci alle condizioni pre 2008 ?
La soluzione non è dare lavoro per campare, la soluzione è cercare il modo di rendere le persone libere dal lavoro.

 
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Pubblicato da su luglio 31, 2011 in Lavoro, Politica

 

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Sono razzista io ? Sono omofobo ? O no ?

La riflessione nasce da una discussione serena, ma animata sul fatto che io non approvo che certe cariche di responsabilità, sociale, politica, economica, aziendale siano in mano a persone non eterosessuali. In particolare mi riferisco al governatore della Puglia. Il Sig. Vendola, che negli ultimi tempi è stato al centro della scena per diversi motivi.
Io ritengo che la natura abbia dato un significato esteso alle diversità sessuali. Ritengo che la scelta di differenziare l’aspetto sessuale non sia semplicemente relegato alle sole differenze che nascono dagli atteggiamenti sessuali, che non critico, perchè ognuno è libero, a mio vedere, di fare di sè stesso ciò che ritiene opportuno. Nonostante questo criterio di rispetto del proprio fare e dell’autodeterminazione, ritengo che chi fà scelte di natura omosessuale, manchi del necessario mix di fattori che lo possano portare ad assumersi responsabilità di governo e non solo.
Queste sono mie considerazioni che non implicano il mancare di rispetto a persone che fanno scelte di vita diverse dalle mie, ma non posso non sottolineare che la natura, non io, ci ha creati con diversità precise e con percorsi che non mi appaiono di natura omosessuale. In sintesi, mi spiace dover ribadire che, se da un lato, a livello razionale rispetto la scelta di andare contro il naturale percorso impostoci dalle nostre diverse fisicità, a livello istintivo sono contrario. Inoltre come viene spesso richiesto da chi sceglie una strada di diversità sessuale, di essere rispettati per ciò che hanno deciso, così Voglio essere rispettato Io perchè non li condivido e perchè il tema della diversità è un tema complesso, ma di base, se vogliamo essere onesti con noi stessi, non possiamo asserire che la diversità di scelte sessuali non abbia implicazioni e ricadute anche sul fronte della psiche di cui ad oggi conosciamo ancora veramente poco.

 
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Pubblicato da su luglio 5, 2011 in Senza categoria

 

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I dipendenti e le aziende in crisi

Solo il titolo per ricordarmi che devo esprimere il mio parere su una questione sicuramente spinosa e dolorosa, ma che richiede una analisi approfondita di ciò che succede in questi momenti.
Sulle reazioni delle persone, sulle aspettative di ogni attore e sulla poca voglia da parte di molti di prendersi le dovute responsabilitá.
La troppa facilità con cui si tirano sassi e si ritrae la mano.
Lancio comunque una provocazione, con alcune domande, in attesa di scrivere, che sicuramente troverá diversi detrattori.

1) Partendo dal concetto che l’Italia per definizione è fatta di micro imprese, dove le maggiori fra queste arrivano a malapena ad una 30ina di dipendenti, mi chiedo quanta responsabilità sia da attribuire a questi e quanta alla proprietà, quanta al sistema in cui ci ritroviamo, quando le imprese entrano in crisi.
2) Non posso accettare che la mentalità per la quale, se è vero che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, sia stato stravolto il concetto fino a farlo diventare come segue: L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro e se non c’è una azienda che me lo dà, siamo in uno stato di m….
Se i costituenti avessero voluto esprimere che il concetto lavoro si estrinseca solo nel caso questo sia dipendente, lo avrebbero scritto, bastava solo una parola in più, non era poi cosi difficile.
Il lavoro non è solo lavoro dipendente. Perchè se non ci sono sufficenti imprese che possano raccogliere tutta l’offerta di lavoro esistente, chi rimane escluso, invece di lamentarsi non crea da solo o con altri delle forme di impresa atte a soddisfare almeno la propria domanda di lavoro ?

Una precisazione, necessaria, la provocazione non è tesa a disunire ulteriormente le categorie dei lavoratori dipendenti da quelli che imprendono, al contrario mi piacerebbe un bel dibattito che porti a unire nell’interesse comune tutti coloro che lavorano e partecipano quindi alla creazione dello stato in cui viviamo. Ritengo però che si debba assolutamente andare oltre i vecchi preconcetti che vedono divisi due schieramenti che ormai invece esprimono interessi comuni.

Occorre creare condizioni che siano equilibrate per tutti, nel rispetto delle diversità. Troppo spesso sento parlare di razzismo, nei confronti di chi ha la pelle diversa, delle donne, dei gay…. Mi sembra che questi concetti vengano spesso esposti solo a vantaggio delle categorie che ci interessano e smettano di valere per altre, creando a parer mio una forma di razzismo ancor peggiore, subdola ed inutile.

Ritornerò anche sulla questione della discriminazione verso gay e donne. Sento di aver qualcosa da dire, anche qui probabilmente in antitesi a molti. Meglio.

A presto.

 
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Pubblicato da su giugno 26, 2011 in Lavoro

 

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Banche e Aziende

In questi anni, in funzione della mia professione, ho avuto a che fare con diverse micro realtà imprenditoriali. Allo stesso stesso tempo con diversi istituti di credito.
Gli ultimi 2 anni in particolare sono stati veramente duri per molte imprese.
Nella crisi mondiale generata dal settore finanziario non c’erano aziende produttive a generare la crisi, banche sì.
Attenzione peró a fare di tutta un erba un fascio. Ci sono banche serie e banche meno serie. Come tutte le imprese, anche le banche sono espressione di chi le compone, a tutti i livelli. Come tutte le imprese anche le banche sottostanno a regole di mercato che ne condizionano fortemente l’operatività.
Fatte le dovute premesse, credo che oggi esista un serio problema di regole fra banche ed imprese e fra banche e privato cittadino che non funzionano in modo adeguato.
Per estremo, a causa della complessità e degli investimenti necessari ad aprire una banca, anche piccola, siamo di fronte all’impossibilità da parte dei piccoli imprenditori di crearsi una struttura più aderente alle proprie necessità.
Perché scrivo questo ? Per i motivi di cui sopra, banche ed imprenditori sono lontani uno dall’altro, talmente lontani da far nascere il pensiero di costruire qualcosa di alternativo alle banche esistenti. Ciò è estremamente difficile oggi, quindi credo sia il caso di provare a mettere in discussione questi rapporti per vedere se è possibile trovare un punto di intesa.
Facciamo un’altra premessa. L’Italia, a differenza di altri stati, vive di una micro economia e di poche grandi realtà industriali. Questa micro economia ha un difetto intrinseco per la maggior parte delle imprese. Queste ultime sono sotto capitalizzate, per la maggior parte. In parole povere devono attingere finanza dalle banche per sostenere la propria attività. La forma più classica è lo sconto commerciale, fra l’altro in Italia c’è un altro problema, la lunghezza dei pagamenti.
Bene, detto tutto questo, cosa succede a molti quando si recano in banca per ottenere un affidamento commerciale per anticipo fattura e/o ricevute bancarie ? In moltissimi casi la banca che effettua una serie di valutazioni sull’impresa e in base ad una serie di parametri di cui non scriverò oggi, ritiene a torto o ragione che l’impresa da affidare non abbia sufficienti risorse patrimoniali atte a garantire il rientro dell’affidamento in caso di problematiche. Se per un attimo pensiamo alle banche come se fossimo noi, credo che in tutta onestà si possa dire che non hanno tutti i torti, dal loro punto di vista.
Ma, sì c’è un ma. Il loro punto di vista è corretto ? La risposta a mio avviso è NO.
Voglio puntualizzare bene questo concetto, è il modus con cui ragionano le banche che a mio parere và rivisto, nel loro e nell’interesse delle imprese.
Affronterò in altra occasione in modo più analitico la cosa, oggi vorrei fare una proposta alternativa alle banche e agli imprenditori per ricominciare ad erogare credito.
Ritorno un poco indietro e mi riallaccio a prima.
Eravamo arrivati al punto in cui la banca fatte le dovute analisi aveva ritenuto che l’impresa non avesse sufficienti requisiti per essere affidata. Cosa fà la banca a questo punto ? In molti casi rifiuta la pratica e detta volgarmente manda a spendere l’imprenditore. In molti altri casi chiede all’imprenditore ed ai soci dello stesso di rilasciare garanzie personali, fideiussioni a favore della banca. Il problema che nasce è grave ed importante. Infatti a parer mio, perlomeno nel caso di anticipo commerciale la pratica di richiedere fideiussioni è a dir poco aberrante. Così facendo, si fà un danno grave all’impresa, perché intanto non si espongono al cliente le possibili alternative, ed è proprio la mancanza di informazioni date, unita alla richiesta “naturale” della fideiussione “morale” a generare il rischio sia per la banca che per il cliente. Infatti in molti casi la fideiussione rilasciata non ha la necessaria capacità di assolvere al compito, lasciando in mutande chi l’ha rilasciata e senza denari la banca.
Quindi ?
Quindi ci sono delle alternative più sicure per tutti, caso strano non se ne parla quasi mai.
Una premessa dovuta, la banca come ogni azienda ha un intrinseco rischio dovuto all’attività di impresa che non dovrebbe essere scaricato sul cliente. Dico non dovrebbe perché in realtà a volte mi chiedo se sia vero. Certo è che la mancanza di questo requisito mette a dura prova il fatto che una banca possa essere considerata impresa.
La prima soluzione e mio parere la migliore:
All’apertura di una linea di credito per sconto commerciale il cliente verserà un importo compreso fra il 10 ed il 20 % dell’affidamento richiesto.
Ad ogni presentazione successiva, il cliente verserà una percentuale compresa sempre fra il 10 ed il 20 % dell’importo che verrà riconosciuto dalla banca. Viene fatto salvo il fatto che la banca si impegna ad erogare sempre il 100 % del presentato.
Queste somme vanno vincolate a favore della banca ad esempio come pegno, od anche in altre forme più semplici da gestire.
Ecco questo modo consente alla impresa di auto capitalizzarsi in tempo relativamente breve, senza essere soffocata dalle trattenute stesse.
Consente alla banca di avere garanzie reali a prima escussione in caso di default dell’impresa.
La variabilità delle percentuali trattenute sarà valutata congiuntamente in base alla rischiosità dell’affidamento.
Dopo pochi mesi, a seconda del giro di pagamenti l’impresa si troverà a lavorare con proprie finanze e potrà quindi decidere se aumentare, con le stesse modalità gli affidamenti oppure annullare gli stessi ed utilizzare soldi propri.
Nel periodo iniziale in cui la banca è maggiormente esposta si potranno scegliere o una fideiussione limitata nel tempo o l’assicurazione dei crediti, sempre per un periodo limitato di tempo. Di quanto debba essere la fideiussione iniziale o per quale ammontare debba essere la copertura assicurativa, questo è motivo di riflessione. A mio parere si dovrebbe valorizzare il rischio di impresa della banca in un range compreso fra il 50 ed il 30 %. Tale somma quindi resterebbe ingarantita per il periodo iniziale, che fra parentesi è per la banca il periodo di minor rischiosità.

Capitalizzarsi con garanzie reali, dicendo NO alle fideiussioni a vita, significa garantirsi un futuro sereno per chi imprende, non fatevi rubare la vita, purtroppo a differenza dei paracadute che hanno diverse fasce di lavoratori dipendenti, per gli imprenditori, se và male l’attività, ci sono troppo spesso solo dolori emotivi, vergogna per aver fallito nella propria attività, preoccupazioni sul futuro per mantenere sè stessi e la propria famiglia con decoro, oltre magari a dipendenti e fornitori arrabbiati, che magari hanno a loro volta perso qualcosa, senza rendersi conto che molti imprenditori invece perdono TUTTO.

Sarebbe perlomeno importante capire che apre un impresa, solitamente è esperto del proprio mestiere, non c’è nulla di strano nel fatto che non sia un esperto di finanza e che quindi si aspetti dalla banca un aiuto concreto in questo ambito, al fine di integrare i diversi aspetti. Il nuovo codice del consumo non a caso rimarca l’importanza delle informazioni da parte della banca al cliente.

A presto.

 
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Pubblicato da su giugno 26, 2011 in Lavoro

 

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Parliamoci chiaro

Sempre in tema di riflessioni, credo sia importante essere sè stessi e in quest’ottica voglio esprimere alcune considerazioni di natura personale.
Quando ho aperto questo blog, ho espresso “il timore” che lo stesso venisse usato da terzi con modalità che non mi sono consone.
Specifico qualche esempio di ciò che non mi è consono:
1) Ribadisco il fatto che i commento anonimi non saranno più pubblicati. È una regola. Non piace ? Non mi interessa.
2) Le critiche/commenti. Qui sono possibili, ma le regole per cui possono essere pubblicate sono:
a) Non anonime.
b) Devono avere attinenza con lo specifico argomento trattato.
c) Non devono essere scritte con linguaggio particolarmente scurrile od offensivo.
d) Preferibilmente, le fonti usate a sostegno delle proprie affermazioni dovrebbero essere citate per rendere verificabile quanto scritto.

Ecco, non ritengo che queste poche cose siano lesive del libero pensiero, ma se non fossero condivise, questo blog non fà per Voi, ce ne sono altre migliaia, quindi non sarà sicuramente un problema.

 
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Pubblicato da su giugno 26, 2011 in Generale

 

Cosa cambia ….

È trascorso del tempo dal mio ultimo post. In quel momento, complice la delusione per non aver avuto un ritorno di consensi decente, ho deciso di fare una pausa. Allo stesso tempo ho seguito quella idea che avevo a suo tempo esposto, ovvero non fare politica in modo attivo se il consenso non fosse stato perlomeno “decente”.
In questi 2 anni circa, ho maturato però la volontà di continuare ad esprimere ciò che penso a prescindere dal ritorno politico. È chiaro che mi interessa poter proporre concetti che possano trovare condivisione negli altri, ma ho deciso che il consenso non è decisivo. Ho deciso che voglio scrivere quello che penso, quando ritengo di avere qualcosa da condividere con gli altri, a prescindere. Se quello che scrivo non interessa, rimarrà comunque una traccia di quello che sono. Questo mi è sufficiente al momento.
Quindi di nuovo bentrovati a tutti coloro che “passano” di qui.
Per tutto ciò che mi riguarda, lascio nel blog, per trasparenza i dati che consentono a chiunque di rintracciarmi personalmente:

Mirco Zuppiroli
c/o Studio Strategia di Impresa
Via Stoppato, 33 40128 Bologna
T.051323574 F.051323927

In questo modo, mi auguro che eventuali questioni che non attengono al blog siano trattate direttamente.

 
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Pubblicato da su giugno 26, 2011 in Generale

 

Perchè scegliere la lista civica che propongo…

Finalmente ci siamo, ho considerato diverse possibilità di esprimere quello che ritenevo fossero i concetti più pregnanti che dovevano motivare il voto a questa lista. Credo che il modo più opportuno sia una sintesi. Sintesi che esprimo attraverso punti precisi. Credo che questi, pochi ma chiari dicano cosa vogliamo fare e come. Dopodichè il resto spetta a chi con noi vuole condividere questo possibile futuro.

La sintesi richiede però una introduzione:

L’idea di comune, di città per quanto ci riguarda deve modificarsi radicalmente, ovvero da contenitore che “assorbe” denaro dai cittadini e “restituisce” servizi agli stessi, deve diventare un motore economico che sostenga anche in modo parziale i cittadini stessi. Soprattutto a difesa delle fascie più deboli, bambini, giovani in età lavorativa, donne con figli a carico e anziani. Per ognuno di loro abbiamo identificato un possibile percorso per il futuro, che crediamo sia migliore di quello attuale e delle possibili soluzioni future prospettate da altri.

Già in altra sede avevo sottolineato l’importanza della dignità umana. Non necessariamente questa passa unicamente per il lavoro. A nostro avviso prima di tutto passa dalla possibilità di avere almeno i seguenti inalienabili diritti(l’ordine non è perentorio):

Diritto alla casa, in proprietà o in affitto.

Diritto al cibo.

Diritto al vestiario.

Diritto all’istruzione.

Diritto di accesso alle cure ed ai medicinali necessari al mantenimento della propria salute.

Diritto alla sicurezza personale.

Diritto ai consumi di elettricità, acqua e gas.

Diritto alla mobilità sociale.

Diritto di impresa e di lavoro.

 

Ecco in funzione di questi 9 punti prioritari abbiamo tracciato una serie di idee per la trasformazione della città, che porti la stessa a divenire nel tempo(anni) un sostegno attivo a queste idee, per far sì che la dignità di ognuno di noi sia sempre meglio preservata, a prescindere dalle colorazioni politiche e/o dalle scelte religiose, etc. Crediamo che nel secondo millennio sia arrivato il momento di cambiare il nostro modo di pensare la cosa pubblica, attraverso un percorso che possa trasformarla radicalmente. Perchè in alternativa, la domanda che ci poniamo: ” Tanta civiltà a cosa serve ?”, rende la risposta pesante come una montagna.

Ecco quindi le nostre idee per iniziare il percorso:

 

Diritto alla casa, in proprietà o in affitto.

Il comune si assumerà l’onere di contribuire in parte alla garanzia sul mutuo prima casa per i propri cittadini già residenti da almeno 2 anni nel comune di Bologna. Stabilirà quindi accordi con istituti di credito che trasparentemente creino con il comune una commissione mista che stabilisca gli aventi diritto e la percentuale di garanzia.

Il comune nel caso di famiglie italiane (anche di fatto) che siano composte da persone già residenti nel comune di Bologna stesso e che abbiano almeno 2 figli a carico, contribuirà in misura fino al 50 % degli interessi sul mutuo prima casa.

Il comune genererà un nuovo piano urbanistico favorevole alla costruzione di nuovi alloggi, ed attraverso appositi accordi con i costruttori riceverà una quota di edilizia abitativa da destinare ai cittadini sia come acquisto agevolato che come affitti agevolati.

 

Diritto al cibo.

Il comune previa verifica reddituale dei cittadini italiani richiedenti, erogherà una “card” che darà diritto ad ottenere il pasto o a prezzi agevolati e/o gratuitamente per coloro che sono completamente indigenti. In cambio, per coloro che sono indigenti, ma abili al lavoro, il comune avrà diritto ad ottenere in cambio servizi alla comunità, da parte degli stessi.(Un esempio di sovvenzione indiretta è l’abolizione della tassa che i commercianti pagano per l’utilizzo del suolo pubblico a favore del contributo alla “card”)

Il comune in sinergia con il settore privato, creerà delle convenzioni ove poter comprare cibo attraverso la “card” summenzionata.

Diritto al vestiario.

Anche in questo caso, a fronte di servizi resi dal cittadino al comune si avrà diritto ad una spesa in vestiario attraverso la “card”.

 

Diritto all’istruzione.

Questa è una competenza dello stato.

 

Diritto di accesso alle cure ed ai medicinali necessari al mantenimento della propria salute.

In questo caso la competenza è della Regione, ma il comune di Bologna si muoverà per garantire sia l’accesso alle strutture mediche in tempi ragionevoli, sia l’erogazione dei medicinali.

 

Diritto alla sicurezza personale.

Riconversione di almeno il 50 % del corpo municipale di polizia dal controllo del traffico al controllo del territorio, a garantire i cittadini, soprattutto negli orari notturni.

 

Diritto ai consumi di elettricità, acqua e gas.

La casa è come molti sanno solo il primo di tanti passi, se non c’è la garanzia di poter attivare ed utilizzare le normali utenze come acqua, luce e gas, avremo al massimo un tetto dove dormire. Non è sufficiente a garantire quella decenza necessaria alla dignità. Pertanto il comune si attiverà per contribuire, attraverso HERA, a garantire alle fascie più deboli il mantenimento delle utenze in questione. In cambio richiederà ove possibile che i cittadini usufruenti di questi bonus eseguano lavori per la comunità.

 

Diritto alla mobilità sociale.

Il comune contribuirà per gli studenti ad abbassare il costo degli abbonamenti alla rete di trasporto pubblico.

 

Diritto di impresa e di lavoro.

Secondo noi il comune può fare molto sul fronte della finanza, unendo due necessità.

a) L’impresa oggi ha bisogno di finanza certa ed adeguata.

b) Il cittadino ha necessità di lavoro.

Il comune istituirà quindi un ente misto “comune/banche/cittadini/enti di garanzia fidi” che si occuperà di gestire le richieste di finanza delle imprese sul territorio che ne facciano richiesta. Chiederà quindi agli istituti bancari, ma anche ai cittadini stessi, che ne abbiano la possibilità, di contribuire ad agevolare l’accesso al credito delle imprese che investiranno in nuove assunzioni, che proporranno un progetto ed un piano industriale credibile e che si sottoporranno al controllo di specifici studi specializzati in analisi aziendale. Questa tecnica di valutazione dovrà in parte superare la cosiddetta Basilea 2  e rendere più semplice l’accesso al credito delle imprese.

Più credito a progetti seri = Più lavoro sicuro

 

Questi punti sono per noi fondamentali, è il motivo per scegliere noi anzichè altri, rappresentano un modo diverso di socialità e di etica. Ci crediamo, si può fare. Tutti insieme possiamo migliorarci. Aiutiamoci a stare meglio.

 

Non possono mancare le varie:

 

Varie:

Riapertura ai veicoli della “T” centro storico.

Eliminazione del controllo mediante autovelox per il corpo di polizia municipale.

Limitazione e controllo del numero di persone all’interno degli appartamenti nel territorio.

Autofinanziamento attraverso forte potenziamento della HERA, che dovrà iniziare la produzione di energia elettrica tramite fonti alternative.

Personalizzazione di tratte del servizio pubblico attraverso contributi del settore privato, Vedasi ad esempio la creazione di apposite linee verso e da quartieri produttivi.

Autofinaziamento attraverso l’unione di servizi pubblici e privati, anche tramite la condivisione di parte di uffici di quartiere.

Creazione di apposito ente comunale che gestisca i “prestiti sociali”. Prestiti fra privati cittadini al di fuori del sistema bancario.

 

Adesso sapete come la pensiamo. Vorremmo fare tutto questo insieme. Presto sarà necessario presentare la lista civica e chiederemo il Vostro aiuto per le necessarie firme.

 

Grazie già fin d’ora.

 
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Pubblicato da su gennaio 10, 2009 in Elezioni Bologna 2009

 

Alitalia una soluzione che non ho sentito

Perdonatemi la mancanza di attinenza alla lista civica, fra l’altro siamo quasi pronti a proporre una serie di punti programmatici che vogliamo far conoscere ai cittadini bolognesi. Entro qualche giorno apparirà sul blog la pagina di riferimento. Stiamo intanto vagliando le necessarie azioni atte a creare la lista civica.

Una digressione sul tema, ma d’altronde il motto della lista è: “Per creare un movimento di idee a misura d’uomo”.

Veniamo al punto, ecco la proposta che fino ad oggi non ho sentito:

Ricompriamoci Alitalia

Da giorni sento dibattiti sull’importanza per noi italiani della compagnia di bandiera e sul fatto di mantenerla in mani italiane. E allora facciamolo. Nel modo dei cooperatori. Compriamola noi italiani. Non vedo perchè dovremmo regalarla a qualcuno. E’ la nostra, teniamola. Perchè svenderla e tenerci i debiti ???

Lanciamo sui media una campagna di riacquisto, mediate sottoscrizione pubblica, con azioni del valore di 1 euro e con un limite ben preciso per persona, al fine di evitare scalate, e che ognuno di noi manifesti la volontà reale di salvare Alitalia.

Prendiamo poi il piano industriale di Air France riguardo gli esuberi, i veicoli e gli equipaggi. Quel piano era ed è condiviso dai piloti e dal resto del personale a quanto pare.

Quante volte abbiamo donato denaro per giuste cause. Questa non lo è ?? Sì a parer mio. Creiamo la nostra “Public Company”. Se anche voi che mi leggete la pensate allo stesso modo postate il link a questo blog  e promuoviamo la vera e giusta alternativa.

Ricompriamoci Alitalia

Grazie a tutti

Zuppiroli Mirco

 
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Pubblicato da su settembre 19, 2008 in La Res Publica

 

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Consigli

Approfitto di un consiglio, devo dire estremamente moderato e civile, arrivato qualche giorno fà. Solo oggi sono riuscito a vederlo. Siccome mi sono ripromesso di rispondere ad ogni commento(fatto con senso), eccomi.

Partiamo dal lavoro, non sò definire il metodo opportuno per verificare se svolgo sufficientemente, mediamente, adeguatamente bene il mio mestiere, ma ci provo. Ogni giorno con caparbietà mi metto in discussione sulle decisioni che devo prendere e che coinvolgono me e chi lavora con me. Sò di per certo di esserci stato sia nei momenti felici che in quelli più cupi. Sò di per certo che al momento del bisogno ho “buttato l’orgoglio alle ortiche” a favore del bene comune che è rappresentato da tutte le persone che contano sull’Azienda, per vivere, per crescere. Questo non vuol dire che sono bravo, nè che sono buono o simpatico. Vuol dire che faccio scelte mirate a difendere(parliamo sempre di lavoro) lo strumento che consente,  a tutti noi che facciamo parte di una stessa realtà aziendale, di poterci guadagnare attraverso lo stipendio, una parte della nostra dignità. Difendo quindi l’Azienda. Questo concetto per chi vive una realtà cooperativa come la nostra, significa difendere la “cosa pubblica” e di conseguenza difendere chi sceglie di appartenere a quella determinata realtà.

Questo non vuol dire fare sempre scelte moralmente giuste o che non vadano a discapito di qualcuno, ma nella platea di persone “normali” della quale ritengo di fare parte, non ho la pretesa di “fare miracoli”, non voglio illudere nè me ne nessun altro di avere la bacchetta magica, vorrei solo continuare a guardare serenamente gli altri, sapendo di aver fatto il possibile e ripeto il possibile per salvaguardare ognuno. E’ difficile coniugare il bene dei molti e dei pochi, l’unica modalità che conosco e si avvicina, è cercare un compromesso, condivisibile dai più. Quando il compromesso non è proprio possibile, purtoppo, a volte anche dolorosamente, la scelta non può che indirizzarsi verso la maggioranza.

In una azienda, soprattutto in una cooperativa, ma anche in un’associazione, in un legame affettivo questo teoricamente è semplice, chi non condivide le motivazioni, la strada indicata, se ne và. Non è un male, non è sbagliato. E’ una scelta.

In un paese, in una città questo non è eticamente proponibile. C’è chi lo pensa. Non fà parte del nostro DNA. Ritengo che l’esperienza di governo della cosa pubblica stia nella difficoltà di mediazione fra gruppi disomogenei di cittadini, di idee.

La vera sfida è trovare le giuste alternative in cui anche la minoranza debba poter trovare risposte adeguate, la propria dignità sociale.

Tutto questo premesso il fatto, che comunque dal singolo cittadino alla maggioranza degli stessi, credo non ci si debba mai dimenticare che la città siamo noi. Merita rispetto anche quando non ci trova d’accordo, perchè questa è la nostra casa, il nostro “bene comune”.

L’esperienza cooperativa, a volte tanto osteggiata, a volte incompresa dagli stessi aderenti è a mio parere un grande momento di condivisione del bene comune e per quanto umilmente possa pensare che gestire una città sia molto difficile, mi chiedo quanta esperienza di condivisione e difesa del bene comune avessero i primi cittadini, prima di esserlo, che finora hanno governato. Mi chiedo anche quanta differenza concettuale ci debba per forza essere nella gestione del bene comune, che sia un’azienda, una città, un’associazione, etc.

Certo l’obbiettivo di buon governo di una città può essere arduo, ma il vantaggio di un cooperatore è che non fà mai le cose da solo, perchè crede fermamente che solo insieme ed uniti si possa avere la forza necessaria per cercare di affrontare la sfida del momento.

Non sò dire oggi quanto l’impegno politico che dovrò dedicare al movimento e alla lista civica possa condizionare la mia esperienza lavorativa, di sicuro non vedo tutto questo come una scorciatoia, anzi è una responsabilità ulteriore.

Sul ripensarci…. Guardi, serenamente le dico che i dubbi non mancano e sono proprio dovuti alla possibile mia inadeguatezza, per fortuna chi dovrà giudicare questa caratteristica non sono io, ma coloro che valuteranno ciò che dico, che sono che faccio. I miei vicini di casa…… la gente della città.

Un cordiale saluto a tutti.

 
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Pubblicato da su agosto 18, 2008 in La Res Publica

 

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