L’impegno politico
Questo è il motivo che mi ha spinto ad aprire il blog. Gli articoli tecnici potevo lasciarli nei vari siti ospitanti. La mia parte politica nò.
La premessa è dovuta, per quanto scontata: Scrivo ciò che penso, non ho la presunzione di avere la verità in tasca, ben venga la discussione, il confronto serio. Nella peggiore delle ipotesi questo blog avrà avuto un effetto positivo. Avrò avuto modo di riflettere su ciò che ho scritto.
Circa 13 anni fà, avevo tentato di addentrarmi nel mondo della politica. Mi avevano cresciuto con l’idea che la politica la si faceva nei partiti. Sceglievi quello che meglio rappresentava il tuo essere e cercavi di entrare nel meccanismo.
Era sbagliato. E’ sbagliato.
Partito. Oggi anche solo la parola suona fuori tempo; eppure la parola in quanto tale non dovrebbe che rappresentare una normale forma di aggregazione, come tante altre. Nonostante mi sia dato la spiegazione razionale, a livello inconscio continua a suonarmi male.
Quindi ?
Quindi per ora mi sono ripromesso di non usare la parola “partito”. Lo sò che non cambia nulla. Permettemi una parafrasi. Mi ricordo che una volta l’operatore ecologico si chiamava netturbino. il mestiere non è cambiato, ma la parola che lo definisce evoca un maggior rispetto per l’attività e per chi la svolge. Forse attraverso questo blog si potrà trovare/coniare un nuovo termine che ridia un maggior rispetto anche a ciò che evoca la parola “partito”.
Ho divagato.
Nonostante gli anni trascorsi, non mi è venuta meno la voglia di influire in qualche modo nella vita pubblica della mia città. Oltre l’esperienza, quello che è cambiato, sono le persone che oggi a vario titolo conosco e che hanno, come me, la voglia di “fare qualcosa di diverso” a livello politico.
Saranno con me in questa esperienza che vuole dare luce ad un movimento di idee, non nuove, ma crediamo adatte al momento storico in cui viviamo.
Da questo movimento, in prima istanza, vogliamo creare una lista civica che si proponga alla guida della città di Bologna.
I primi ad aver dato il loro appoggio sono:
- Cavazza Stefano
- Insalatini Carla
- Trezza Giovanni
- Tutoli Alessandro
Oltre ad essere degli amici, condividono con me questa necessità di vivere in un mondo più a misura di uomo. Dove si possano recuperare ed imparare valori che uniti possano, nel tempo liberarci dalla necessità del lavoro quale strumento di sopravvivenza. Condividono l’idea che la società, allo stato attuale, si possa veramente definire “avanzata” solo nel momento in cui riesca a creare per gli esseri umani, le possibilità di vivere la propria vita potendo scegliere ciò che è più giusto per crescere, per svilupparsi, dedicandosi alle attività che meglio li rappresentano, non dovendo preoccuparsi del proprio sostentamento basilare.
Chiariamo immediatamente che questo non è un modo per “non fare niente”, non è un metodo per vivere alle spalle degli altri. E’ un concetto di vita. Non è attualmente raggiungibile, ma si può cominciare a lavorare per renderlo possibile.
Il concetto prevede che, attraverso la conoscenza raggiunta e la sua condivisione si possa arrivare nel tempo a sostituire l’uomo nel lavoro attraverso la tecnologia.
Antonio Orefice
agosto 18, 2008 at 10:01 pm
Avendo mia moglie incinta, noto ogni giorno di più che stiamo avendo un aumento delle nascite. Sembra che la gente stia ritornando a vecchi (?) valori, spinti da una reale impossibilità nel raggiungere quegli standard dettati dai media o dalle mode. Bisogna ritornare ad una centralità della Famiglia come nucleo primitivo della società di cui è parte integrante, ma è anche la base su cui si fonda la società, cioè i primi cittadini si creano nella famiglia. Come supportare le famiglie a creare un nucleo primitivo di buona società se sono continuamente fuorviati dall’affanno quotidiano del tirare avanti?